Perchè in viaggio
Sono in viaggio, ancora.
Innanzitutto parliamo di viaggio, non di vacanza.
La differenza a volte è un po’ sfumata, ma c’è.
Il viaggio che intraprendo non esclude divertimenti, spensieratezze e pause riposanti, ma ha che vedere più con un percorso esistenziale e di ricerca a tratti fumoso traballante, ma presente.
Non ha regole ferree, potrei far ritorno al luogo di partenza nel giro di qualche settimana, ma c’è la possibilità che il cammino duri parecchi mesi.
Non è una vacanza all-inclusive ma un pellegrinaggio nomade alla ricerca di qualcosa che non trovo o non riesco a vedere nel luogo dove sono ora, come sono ora.
Sento la voce di qualcuno, o forse è la voce del Giudice Interiore, che mi chiede ancora: perché?
Mi verrebbe voglia di non rispondere, o liquidare la domanda con “perché si, fatti i c. tuoi”.
Invece ho proprio voglia di rispondere.
Parto dalla voce del giudice.
Giordano, sei grande ormai, hai più di trent’anni (merda, ma com’è possibile? Fino a ieri ero appena maggiorenne?!), cos’hai combinato? Non ti sei sistemato, non hai una casa tua, cosa vuoi combinare nella vita? Hai fatto diversi lavori, hai sbattuto la testa un po’ di qua un po’ di là, ma alla fine cos’hai concluso? Ma cosa pensi di trovare in un altro viaggio? Non sei micca più un ragazzino! E come farai a mantenerti?
Cosaaa! Ti licenzi!!! In un momento di crisi, ci sono intere famiglie che non hanno un lavoro, disperate, alla ricerca di un contratto sicuro, e tu rinunci alle tue sicurezze per viaggiare!!!! Senza un progetto!! Irresponsabile! Immaturo! Vergogna! Vergogna!
Più o meno il mio Giudice, legato indissolubilmente al Giudice sociale collettivo della società in cui vivo, cerca di inchiodarmi, dissuadermi, farmi sentire in colpa e farmi venire la cagarella con queste domande.
Ho bisogno di fronteggiarlo con risposte chiare, precise e pulite.
1) LA FUGA
Cerco un paese innocente (Ungaretti)
La prima cosa che si pensa quando uno parte per un lungo viaggio è che scappi da qualcosa o da qualcuno, che fugga dalle proprie responsabilità e in definitiva da se stesso.
Esatto, è proprio così.
Quasi sempre si viaggia perché ci si sente in trappola.
Ho spesso cercato delle risposte soddisfacenti che in definitiva mi tranquillizzassero: “Noooo, ma tu non scappi, tu stai cercando, non stai fuggendo ma stai facendo un percorso di crescita bla bla….” Stronzate.
Può anche essere vero che sto cercando qualcos’altro, ma io sto scappando, sto fuggendo, me la sto filando, signori miei.
La buona notizia è che si può fuggire senza sentirsi in colpa perché la fuga è legittima, sana, naturale e a volte anche la migliore cura possibile.
Che male c’è a fuggire da una società dove le persone sono sempre più infelici?
Che male c’è a fuggire dal cinismo, dalla depressione, dalla paura, dall’egoismo?
Che male c’è a fuggire da un paese che ti prende per il culo, non ti offre reali prospettive (io volevo solo fare l’insegnante) e dove l’indice di benessere reale e felicità è in spaventosa discesa?
Che male c’è a fuggire dal malessere del benessere?
Ma il Giudice incalza: “Ma non è che stai fuggendo da te stesso?”
Forse. Ma ho l’impressione che io riesca a fuggire meglio da me stesso se resto casa.
Non si fugge a volte di più restando fermi e non cambiando? Non si fugge quando rimandiamo le cose che ci piacciono e troviamo mille buone scuse per stare dove siamo, comodi e infelici?
Quante fughe mette a disposizione la società al collasso: droghe di ogni tipo, calcio miliardario, televisione, sesso come obbligo e bruttezza, telefonini, tecnologie che instupidiscono, automobili inquinanti che si trasformano in macchine di morte, discoteche assordanti di incomunicabilità.
Quante sono le fughe che abbiamo costruito qui, dove siamo, per fuggire da noi stessi?
Io fuggo, ma forse fuggendo a volte ci si ritrova.
2) I SOLDI
Moltissime persone spendono soldi in modo completamente diverso da come suggerirebbero i loro gusti naturali, e ciò avviene solo perchè il rispetto dei loro vicini di casa dipende dal fatto che essi posseggano un’automobile o siano in grado di organizzare buone cene. In realtà chiunque possa permettersi un’automobile ma preferisca sinceramente viaggiare o avere una buona biblioteca, alla fine sarà molto più rispettato che se non si fosse comportato esattamente come tutti gli altri (B. Russell)
I famigerati soldi, senza i quali, di certo, è molto difficile viaggiare.
Ma con che soldi viaggi? Questa è la seconda domanda dopo il “Perchè”.
In tempi di crisi economica, anche i soldi per i viaggi vengono meno.
Ho scoperto che ci sono alcuni pregiudizi collettivi che hanno a che fare con i soldi e i viaggi.
Il più comune è che per viaggiare devi essere ricco e avere un sacco di soldi.
Falso.
In genere è vero il contrario. Chi ha un sacco di soldi viaggia meno, fa viaggi brevi e costosi.
Nel 2005 sono stato 5 mesi in India. Ho speso, compreso il biglietto arero a/r poco più di 2000 Euro, che è la cifra che certi italiani spendono per 2 settimane di vacanze estive in agosto. Molti anche molto, ma molto di più.
Dipende quello che si vuole. Certo non ho dormito in hotel 5 stelle con piscina.
Ci sono posti nel mondo dove i tuoi Euro valgono una fortuna e io cercherò di viaggiare soprattutto in quelli, lontano da viaggi organizzati e formule all-inclusive spillasoldi.
Mi scuso con chi i soldi non ce li ha davvero, però vedo un sacco di gente che è preoccupata della loro condizione finanziaria, c’è la crisi però hanno il Suv, spendono centinaia di Euro in cellulari, si iscrivono in palestra, vanno a mangiare al ristorante e fanno le loro belle vacanzine. Com’è la storia?
Se vuoi viaggiare devi davvero volerlo e mettere qualche soldo da parte.
E’ innanzitutto una questione di scelta, e qualche piccolo sacrificio.
Se poi cambi macchina ogni 2 anni, hai 5 figli e devi farti un mutuo è più difficile.
Però è vero che la società crea dei falsi bisogni per soddisfare i quali poi servono molti soldi. Si tratta anche di iniziare a spezzare questo meccanismo perverso. Puoi farti un mutuo che dovrai pagare per i prossimi 20 anni e ti obbligherà a lavorare ed essere inchiodato nel posto in cui vivi, oppure con una piccola parte che avresti speso per il mutuo puoi farti il giro del mondo. E’ una questione di scelta, non di soldi.
In genere i più scettici che dicono che i soldi non ci sono per i viaggi sono quelli che hanno migliaia di euro in azioni che verranno poi mangiati nel prossimo crack finanziario o sputtanati in cose per lo più inutili. O moriranno con un sacco di soldi in banca. Carpe diem.
I soldi sono un problema, ma sono un problema relativo.
Più che i soldi, ciò che manca davvero è il tempo.
3) TEMPO
Ascolta: siamo qui sulla terra per perder tempo. Non permettere a nessuno di dirti che non è così (K. Vonnegut)
Il vero assente nella vita dell’uomo e donna contemporanei è il tempo.
Nessuno ha più tempo. Anche il tempo libero è vissuto con una certa ansia, come se anche il tempo libero debba essere produttivo.
Il tempo è denaro, ogni secondo è prezioso ma nessuno si gode più il secondo!
Sempre di fretta, i ritmi della vita quotidiana da noi accettati ci impongono un tempo veloce e senza profondità, perchè c’è sempre qualcosa da fare.
Tanta gente i soldi per viaggiare li ha, ma non ha il tempo. Un mese all’anno di ferie, massimo.
I soldi vanno e vengono, il tempo… no.
I miei 20 anni non tornano più, e allora mi chiedo quanto vale il mio tempo, il tempo di una vita, la mia vita… 10 Euro all’ora?
Forse Il mio tempo vale molto di più. E allora se davvero capiamo il suo inestimabile valore dovremmo lottare per il nostro tempo, e per farne, il più possibile, quello che vogliamo e sentiamo. Fight for your time!
4) KARMA
Sei andato a scuola e ti hanno detto “siedi al tuo posto”, e già lì hai smesso di credere che il tuo posto sia dappertutto. (SILVANO AGOSTI)
Le cose, i fatti, i pensieri, le azioni seguono la legge di causa ed effetto. Questa è una legge fisica che gli orientali chiamano Karma. Non c’è bisogno di scomodare le vite passate.
Faccio un esempio che mi riguarda. Io ho bisogno di una casa. Dunque, se vivo in Italia e voglio comprare una casa, ho bisogno di un bel po’ di soldi. Ma non ce li ho e allora devo fare un mutuo. Per pagare questo mutuo ho bisogno di trovarmi un lavoro sicuro, mediamente ben pagato per i prossimi vent’anni della mia vita. La legge di causa ed effetto mi obbliga a essere vincolato a un luogo, a un lavoro, ad avere un tot di soldi al mese da dare alla banca. Mi sono legato alla catena karmica, che, in qualche modo, mi sono scelto.
Se scelgo una cosa, poi dovrò affrontare altre cose che le sono legate: il passo iniziale mi porta ad altri passi: ma è quello che voglio? Per esempio: se il mio assunto è: “I soldi danno la libertà, quindi devo fare tanti soldi per fare quello che voglio, quindi devo lavorare tanto e… divento uno schiavo per avere la libertà.
Nessuno essere umano può evitare il Karma perchè qualsiasi cosa facciamo o pensiamo crea Karma. Però possiamo scegliere quale Karma creare, possiamo scegliere a cosa legarci o non legarci, a cosa vogliamo dare energia, quale strada scegliere o non scegliere.
Attualmente vedo Karma che non mi appartengono: se dovessi seguire quello che fanno quasi tutti il mio Karma sarebbe: mi trovo un lavoro (di solito pesante o noioso o inutile o che va contro i miei principii, fatto solo per soldi), una casa, un mutuo, una ragazza magari moglie con la quale fare figli, 1 mese di ferie all’anno, la domenica libera, la sera stanco davanti alla tv, ….O no?!
Siccome è un Karma prevedibile, e non vedo molta gente felice di questo Karma, per ora rimando. E poi, è questo il mio Karma, oppure la linea di condotta monoculturale di una società che corre beatamente verso il suicidio?
Vado a vedere se c’è altro Karma in giro per me.
5) L’ ITALIA
Povera patria, schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos’è il pudore… (Battiato)
Che tristezza questo antico bel paese distrutto dall’avidità dall’ignoranza e dall’egoismo.
Quante energie sprecate.
Una volta avevo molta voglia di insegnare storia e filosofia. Avrei dovuto aspettare una decina d’anni e forse avrei trovato un posto da precario. Ho anche insegnato, in un centro studi privato pagato in nero 10 euro l’ora. Ero bravo, mi piaceva, e trasmettevo perchè ci credevo.
In questo stupido paese manca la volarizzazione dei giovani. Lo sappiamo: è un paese in mano ai vecchi che si ancorano al loro stupido potere perchè sanno di non valere niente e aver fatto il proprio tempo.Ho voglia di stare un po’ fuori dall’energia depressiva televisiva di questa nazione al collasso dove l’unico ideale è quello per la propria squadra di calcio, e i suoi abitanti sbavano per i culi delle veline, sognano di partecipare al grande fratello e si sono convinti che se non appari in tv non esisti. Un paese che non si è accorto del genocidio culturale che ha alimentato distruggendo la sua bellezza.
Certo, non tutti sono così. Ci sono persone meravigliose che riescono ad alzarsi tutte le mattine e compiono dei capolavori. Lo so, ma non siamo abbastanza forti, non ora perlomeno, per invertire la rotta. La rivoluzione inizia nella mente e nel cuore dell’uomo, e le nostre menti e i nostri cuori non sono ancora pronti. Va preparato il terreno per la coscienza emergente. Come non so. Oppure un po’ lo so ma troppe teorie servono a poco se non c’è il coraggio di mettersi in discussione. E comincio a credere che un po’ ci manca il coraggio. Ci siamo chiusi. E in segreto ce ne vergogniamo.
La mutazione antropologica degli italiani in consumatori senza coscienza critica ci ha reso deboli, remissivi. Oggi per capire la realtà non usciamo più di casa, ma ci entriamo per sapere cosa dice la tv e diventiamo solo cinici e assuefatti, sentendoci sempre più impotenti. Forse abbiamo bisogno di un altro po’ di merda, una vera crisi globale che ci tolga anche i soldi per l’enalotto, lo shopping natalizio e ci faccia davvero tornare in una santa povertà, e re-imparare ciò che conta, ciò di cui veramente c’è bisogno.
Scusate il disfattismo ma ho studiato storia contemporanea, ho partecipato a mille manifestazioni, mi sono a mio modo impegnato e in cuor mio posso permettermi lo sfogo.
La mia R(i)Esistenza, ora, è sottrarmi per un po’ a questo paese buio.
Non me ne vogliate se il partigiano si arrende temporaneamente. Va a prendere energie per la nuova R(i)esistenza.
COSA FACCIO DELLA VITA
Mettetevi in cammino. Voi siete il senso e il cammino”. (Jean Sullivan)
Insomma mi metto in viaggio per tanti motivi, nobili e meno nobili, ma ciò che accomuna questa volontà di rimettersi in cammino è il tentativo di comprendere ciò che la vita vuole da me, cosa voglio io da lei, e poi farlo.
Sapendo che qui non ci sarò per sempre, impiegare ancora la mia energia e il mio tempo per qualcosa che possa farmi crescere e non per qualcosa che mortifichi o degradi. Dov’è la mia passione? Dov’ è il gusto di fare, di incontrare, di vivere? Boh, l’ho lasciato da qualche parte e non lo trovo più.
Se digitate su google “Cosa faccio nella vita” o “cosa faccio della vita” troverete milioni di risultati. Significa che la stessa domanda viene digitata da milioni di persone.
Ci rubano la vita con la carriera, con la promessa della pensione,con l’ideale della famiglia modello e le tante illusioni che pompano l’ego sociale e individuale. Intanto la vita è quella cosa che succede mentre siamo occupati a fare altro.
Siamo sulla stessa barca. Molti sono persi soli e hanno bisogno di darsi un senso, di andarsi a riprendere qualcosa di abbandonato, non lasciarsi andare alla prima scala appesa che vedono per poi scoprire troppo tardi che era appoggiata al muro sbagliato. Spero davvero che questa nuova ricerca possa aiutare me e magari anche altri.
Buon viaggio a me, buon viaggio a chi legge.
