Aforismi

La vita è un ospedale in cui ogni ammalato è posseduto dal desiderio di cambiar letto. Uno vorrebbe soffrire accanto alla stufa, l’altro crede che guarirebbe se stesse vicino alla finestra. A me sembra che sarei felice dove non sono, e la questione del cambiar dimora è tema di un dialogo incessante con la mia anima (BAUDELAIRE)

Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre molto sicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. (B. RUSSELL)

Non barattiamo la certezza di non morire di fame con la certezza di morire di noia. (R.VANEGEIM)

Noi vediamo, sentiamo, parliamo, pensiamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare, pensare. E quel che e’ peggio non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell’energia. Questa e’ l’apoteosi dell’ignoranza dell’uomo (A. EINSTEIN)

 

Ma allora cosa posso fare? IL CURIOSO.

Ma non e’ un mestiere.

NON E’ ANCORA UN MESTIERE. VIAGGI, SCRIVA, TRADUCA, IMPARI A VIVERE DOVUNQUE. E COMINCI SUBITO. (Henri-Pierre Roche’)

La malattia di cui oggi soffre gran parte dell’umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...] Ma oggi? Dov’è il centro del potere che immiserisce le nostre vite? Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché. (TIZIANO TERZANI)

Il mondo intero aspira alla libertà, eppure ogni creatura è innamorata delle proprie catene. Questo è il primo paradosso e l’inestricabile nodo della nostra natura. (AUROBINDO)

 

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. (ANTONIO GRAMSCI, febbraio 1917)