Gli intellettuali sono stati vent’anni sotto un pagliaccio che si affacciava dal balcone. Gli italiani di allora sono come quelli di adesso: gli italiani vogliono qualcuno che pensi per loro. Ci vuole qualcosa che riscatti questo popolo che sono trecento anni che è schiavo di tutto. Il riscatto è doloroso, esige sacrifici. L’Italia avrebbe bisogno di quella rivoluzione che tutti i più grandi paesi civili e democratici del mondo, durante la loro storia, hanno avuto. (M. MONICELLI)
Sono stato in piazza Grande a Modena per il concerto di Francesco Guccini qualche giorno fa. Bello. I biglietti erano finiti e poi non mi andava di pagare così ho cominciato a girare attorno alla piazza finchè non sono arrivato in un vicolo dove si riusciva a vedere il palco. Due ragazzi erano seduti su di un cassonnetto della spazzatura. Mi sembrava un ottimo posto, ho gentilmente chiesto se era occupato e poi sono solito anch’io. Mi sono visto uno splendido concerto, in una comoda posizione in mezzo a gente simpatica.
Una riflessione di Krishnamurti, su una delle parole più storpiate dall’umanità. A proposito, caro lettore e soprattutto cara lettrice: TI AMO!
“Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore - ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio.
Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo (E. Che Guevara)
Non ho mai scritto nulla sulla vicenda di Pino su questo blog. E’ venuto il momento di farlo.
Sono passati più di due anni dal suo primo, allucinante arresto.
Ricordo con indelebile lucidità, l’incredulità, l’assurdità, il dolore, la rabbia, il senso di impotenza che mi hanno attraversato l’anima in tutto questo tempo.
Sono andato in tribunale venerdì, e tutto quel vecchio dolore si è riattivato in un baleno, ascoltando la sentenza.
Cinque giorni fa sono partito da una Bangkok in fiamme.
Sono dovuto partire prima possibile perchè molte strade erano bloccate e anche i taxi non uscivano più per portarmi in areoporto. Così sono partito a piedi col solito zaino in spalla, fedele al viaggiare nomade con pochi soldi volente o nolente, fino a raggiungere un autobus che dopo ore mi ha accompagnato all’areoporto mentre si costruivano barricate con filo spinato e pneumatici.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. (ANTONIO GRAMSCI, febbraio 1917)
NEW PARTIZANS
Partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità
(FENOGLIO)